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Sito non ufficiale di Vicopisano

Vicopisano è un piccolo paese in provincia di Pisa. Posizionato a pochi chilometri dal fiume Arno. Località vicinissima a Pisa, Lucca, Firenze e Siena. Paese famoso per le sue torri, la sua Pieve e il suo castello progettato da Filippo Brunelleschi.

 

 

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"I Vicaresi son gente semplice, sono laboriosi e risparmiatori amano le feste ed il paese, giocano a carte e son curiosi"
Questi pochi versi sono il ritratto quasi perfetto di un "Vicarese tipo".
Gli abitanti di Vicopisano amano la famiglia, ma non si interessano solo alla propria: non di rado la vita dei singoli diventa cronaca della comunità, trasmessa di finestra in finestra, di portone in portone. Pettegoli sì, ma uniti per salvaguardare l'integrità dei paese. La tradizione ci ricorda infatti che in occasione dei restauro dei crocifisso, esposto nella chiesa di S. Maria, i Vicaresi, fraintendendo le intenzioni dei restauratori, scesero in piazza muniti di pale e forconi per impedire che il "tesoro" fosse loro portato via o sostituito con una imitazione. Dei resto come si fa a non essere campanilisti, con tutto quel passato illustre di cui parlano torri, chiese e mura ghibelline?

VICOPISANO IERI

Di origine medievale, Vicopisano si chiamava anticamente "Vico Auseris Sala" e "Vico Auserissola"
perché sorgeva sulle rive dei canale Serezza (piccolo Auser) che collegava il Serchio, impaludato nel lago di Sextum o di Bientina, all'Arno.

Roccaforte inespugnabile e strategico punto di smistamento fluviale, Vicopisano è stato più volte oggetto di contesa da parte delle potenze circostanti.
Verso il 700 circa vide io scontro tra i Vescovi di Pisa e quelli di Lucca che si concluse con la vittoria dei primi.
Con alterne vicende, fra cui anche inutili tentativi degli abitanti per rivendicare la loro autonomia, Vico rimase sotto la giurisdizione dei Vescovi pisani fino alla prima metà dei XIII secolo.
In questo periodo, in seguito anche alla crisi dell'alleanza tra il vescovo e il Comune pisano, che coincise con il nuovo orientamento politico delle autonomie comunali, Vico passò sotto il dominio dei Comune di Pisa e da allora ne divenne alleato. In molte occasioni, infatti, Vico darà prova di sicura e salda fedeltà nel confronti di Pisa, così da meritare l'appellativo di "pisano", che tuttora conserva.
Trascorse alcuni anni di prosperità e benessere, tanto da essere denominato "il gioiello dei pisani" e scelto come luogo di riposo. A testimonianza dei loro prestigio, nobili famiglie pisane eressero torri nel luogo, alcune delle quali rimangono ancora.
A partire dal 1275 si trovò al centro delle sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini, in quanto rappresentava una delle più importanti roccaforti dei territorio: la sua caduta avrebbe determinato quasi sicuramente la sconfitta di Pisa ghibellina. La fine dei 1300 aprì un periodo di decadenza, dovuta alle frequenti incursioni nemiche che arrecarono ovunque distruzioni e saccheggi a cui si unirono carestie e pestilenze.
Nei 1406, approfittando della situazione disastrosa, Firenze decise di attaccare le fortificazioni vicaresi dell'Arno.
Eroica fu la resistenza dei popolo di Vico.
"A conclusione dell'assedio, non rimase cosa che non fosse disfatta; sulla collina un tempo fervente di vita operosa, rimasero solo muraglie ruinanti e macerie tra cui dopo la resa uscirono incontro ai vincitori pochi superstiti consunti dalle fatiche e dalla fame, i quali di erano salvati riparandosi in buche scavate sotto terra. Dei castello, un tempo il più ricco dei dominio pisano, nel 1406 restò soltanto un ammasso di rovine"'.
Caduto il baluardo di Vicopisano, dopo solo tre mesi anche Pisa subì la sconfitta.
Firenze in questi anni commissionò ai Brunelleschi il consolidamento e il potenziamento della fortezza vicarese.
Pisa tentò di riconquistare i possedimenti perduti e, dopo un successo nel 1502, venne di nuovo sconfitta dai Fiorentini nell'anno seguente. Vicopisano, che rimase sotto il dominio di Firenze fino all'unità d'Italia, assunse il ruolo di centro giuridico-amministrativo dei possessi di detta città.
Durante la signoria dei Medici, Vico perse gran parte della sua importanza come castello, per trasformarsi in centro agricolo,
grazie anche alla deviazione dell'Arno dalle sue mura e alla conseguente bonifica dei territorio circostante
(1) "Studi di storia medievale moderna su Vicopisano e il territorio", Pacini editore, p. 16.


ALLA SCOPERTA DEL BORGO

Oggi Vicopisano conserva l'aspetto di pittoresco borgo medievale con torri, chiese e avanzi di fortificazioni. E' un paese tranquillo che reca con sé la sua storia antica, attraverso tradizioni tramandate di famiglia in famiglia. Ai visitatori sembra veramente di tornare indietro nel tempo: un paese medievale intatto, così raccolto, così diverso dalle grandi città fumose e affollate, non può che affascinare per il suo aspetto singolare, per la sua quiete. Di colpo siamo calati in una realtà storica molto lontana, al tempo dei cavalieri, delle damigelle, al fiorente periodo dei Comuni e al nascere della borghesia. Non ci sarebbe stupore se da un vicolo uscisse una carrozza con tanto di cavaliere e scudiero. Il paese attrae con il suo fascino antico. Per apprezzare la sua autentica immagine, è necessario conoscerlo negli angoli più riposti, attraverso vicoli e pertugi.

Dalla strada provinciale, attraverso un viale fiancheggiato da alberi fittissimi, si giunge nella piazza, che,
rappresenta il luogo di ritrovo di giovani e anziani e riflette la vivacità dei paese.
Gruppi di vecchietti si raccolgono attorno ai tavolini dei bar, dove giocano a carte;
appena fa bel tempo preferiscono sedersi all'aperto e, tra una partita e l'altra, godersi il verde che circonda la fontana,
al centro della piazza. Anche i giovani si incontrano nella piazza per scambiare quattro chiacchiere tra loro, passeggiando o rimanendo seduti sulle panchine quando c'è il soie. A chi si inoltra per Via dei Municipio, il vicolo, racchiuso tra alte mura, appare stretto e angusto. A destra una lastra di marmo riporta incise misure e pesi usati nei passato.
Continuando a salire per il vicolo in pietra, il visitatore è avvolto dall'ombra di una maestosa costruzione:
una delle due torri gemelle. Sua caratteristica principale è la divisione in due parti:
quella inferiore più antica e costruita in blocchi di pietra verrucana,
e quella superiore in mattoncini. Attualmente la costruzione appartiene al palazzo comunale,
di fronte al quale si trova un giardino a gradoni, ornati di fiori.
Proseguendo per Via dei Pretorio, un'altra torre si erge orgogliosa verso il cielo a guardia delle case circostanti,
abbellite da terrazzi pieni di fiori.
Alcune abitazioni in color pastello ripropongono l'antica abitudine dei ceti abbienti di intonacare i palazzi per
distinguersi dai popolani.
Tuttavia l'intonaco non copre l'intera costruzione lasciandone intravedere alcune parti, sopratutto il basamento in pietra.
Le abitazioni, con porte spesso architravate e inferriate alle finestre, sembrano stringersi l'una all'altra:
questa immagine di Vicopisano rispecchia in maniera evidente il senso di precarietà che vigeva nel medioevo,
quando la paura per le incursioni e per il nemico era costante.
A sminuire questo timore contribuisce la luce soffusa di graziosi lampioncini sparsi lungo tutta la via.
A coloro che amano la natura suggeriamo di inoltrarsi in Via della Rocca, una suggestiva viuzza che sconfina in un angolo verde.
La natura prende il sopravvento: le lastre della pavimentazione sono punteggiate da ciuffetti di erba sempre più folti, mentre le pietre delle case sembrano voler uscire dall'intonaco per manifestarsi nella loro pienezza. Continuando per Via dei Pretorio, la strada si apre improvvisamente su un pittoresco scorcio dei paese:
particolare più evidente è la "torre dell'orologio che si erge sopra i tetti rossi delle case (v. p. 25).
La veduta è stupenda, l'occhio dello spettatore si perde sino ai monti che circondano la campagna,
divisa in piccoli orticelli. Affiancato da un'alta muraglia, il visitatore arriva al Palazzo Pretorio, (v. p. 27 e seg.),
davanti al quale si apre un ampio piazzale.
L'edificio domina il borgo, incutendo un senso di rispetto e di timore;
la vecchia sede delle carceri sembra infatti far rivivere il clima di angoscia dei prigionieri,
racchiusi nelle piccole celle buie e tenebrose. Affacciandosi al parapetto si notano i resti di due torri e si evidenze l'aspetto raccolto di Vico,
quasi in atteggiamento difensivo contro gli attacchi della società moderna.
All'estremità dei piazzale, scendendo da una scalinata, si possono ammirare la "torre dei soccorso" e
la possente muraglia che la collega alla "torre della Rocca". (v. p. 25).Finita la discesa si presentano
due possibili itinerari.1 4 Girando a destra, percorrendo Via Lante, il visitatore si trova di fronte al vecchio ufficio delle poste,
situato in Via della Fonte, oggi adibito ad abitazione. Osservando la facciata, possiamo rinvenire stili architettonici
diversi, che ci fanno capire che l'edificio ha subito diverse modifiche nel tempo;
infatti, i blocchi di pietra verrucana risalgono al periodo pisano, mentre i mattoni e gli archi a quello fiorentino.
Proseguendo per Via Lante, si scorge sulla destra una scalinata stretta e tortuosa che si snoda tra coloratissimi fiori per raggiungere il castello (Palazzo Pretorio). Sulla sinistra si apre Via del Fosso che si congiunge con Via Trombi,
la vecchia Via dei Fosso che collegava il Rio Grande con l'Arno.
Da questo punto si può ammirare il borgo nel suo insieme con la Rocca che svetta sul Palazzo Pretorio.
Sulla destra, resti di torri, che hanno ormai persa la loro funzione difensiva, sono stati incorporati alle abitazioni circostanti.
Ne è un esempio una torre fiorentina, a pianta circolare, sulla quale si aprono terrazzi in cemento.
Sulla sinistra, in fondo alla strada, si trova la casa di riposo "Silvio Silvatici", edificio moderno che,
pur contrastando con le strutture antiche, si presenta a misura d'uomo e, grazie anche alla sua ridente posizione,
offre conforto alle persone che ospita.
Girando a sinistra, il visitatore può ammirare la "torre dei Brunelleschi o dei Soccorso",
quasi un braccio di Vico che si allunga verso la campagna .
li viale alberato, che conduce alla piazza, sulla quale si affaccia la Pieve,
permette ai visitatore di ammirare contemporaneamente la campagna circostante ed il borgo medievale.
La Pieve di S. Maria, magnifico edificio romanico, si erge su un prato verdeggiante che ispira un sentimento di pace
e di raccoglimento nel visitatore.
Per Via Umberto I si può tornare sulla Piazza.

IL PAESE NEL VERDE

Nota dominante dei paese nel suo complesso è l'immenso verde che colpisce lo sguardo dei turista, sia arrivando alla piazza, sia visitando i molti edifici storici. Passeggiando per il vicoli, io spettatore non ha potuto fare a meno di notare il verde, vivacizzato nel periodo primaverile dai colori degli alberi in fiore.Non è raro vedere balconi ed archi ornati da coloratissimi vasi di gerani e ortensie che rendono le anguste strade piacevoli e accoglienti. Volgendo lo sguardo all'orizzonte, il visitatore ha l'impressione che la natura, al di fuori delle possenti mura, difenda il borgo dagli attacchi esterni.

Già percorrendo il viale alberato, per raggiungere il paese, sembra di attraversare un tunnel di alberi e piante che segna la distanza dalle città rumorose. Sempre nell'ottica dei rispetto dei verde si colloca l'iniziativa dell'agriturismo, formula scelta per gestire il settore turistico, attualmente in espansione, in accordo con la salvaguardia dei tessuto storico e naturale. In questo tipo di attività una cura particolare è rivolta al recupero dei vecchi cascinali che si trovano sparsi nella campagna vicarese e vengono ristrutturati nel loro aspetto originario.